Dinanzi a un simile quadro spesso il medico si trova in difficoltà a contrastare questo quadro di malessere generale. Bisogna innanzitutto escludere delle patologie organiche e successivamente pensare a una disbiosi che va trattata con una corretta alimentazione, l’uso di probiotici, prebiotici e simbiotici.

Questi termini oggigiorno sono entrati nel vocabolario comune, ma spesso vengono utilizzati a sproposito sia dalla stampa che dalla pubblicità con il risultato di confondere la gente comune.

Occorre far chiarezza in modo che i messaggi pubblicitari non possano indurre in errori.

Il Ministero della Salute della Repubblica Italiana riporta le seguenti definizioni:

PROBIOTICO: microorganismi vivi e vitali, che conferiscono benefici alla salute dell’ospite quando consumati, in adeguate quantità, come parte di un alimento o di un integratore.

PREBIOTICO: è una sostanza di origine alimentare non digeribile che, se somministrata in quantità adeguata, porta beneficio al consumatore, grazie alla promozione selettiva della crescita e/o dell’attività di uno o più batteri già presenti nel tratto intestinale o assunti contestualmente al prebiotico.

ALIMENTO/INTEGRATORE CON SIMBIOTICO: è costituito dall’associazione di un alimento con probiotico con alimenti con prebiotici.

Seguendo quindi una corretta alimentazione integrata con pro- pre e simbiotici si possono modificare gli stati di disbiosi. Spesso bisogna ricorrere a trattamenti complementari come l’IDROCOLONTERAPIA (ICT).

Si tratta di un lavaggio di tutto il grosso intestino che permette di eliminare cellule morte, muco, batteri che causano disbiosi e funghi in modo da facilitare l’attecchimento e la crescita di quella flora batterica considerata amica. Molti pensano erroneamente che l’ICT sia un semplice clistere potenziato.

Si tratta invece di una terapia medica che presuppone un inquadramento clinico del paziente per valutare l’indicazione e la fattibilità del trattamento.